L'INTOLLERANZA
AL LATTOSIO

È l’intolleranza enzimatica più comune ed è riconosciuta come intolleranza alimentare dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

È l’intolleranza enzimatica più comune ed è riconosciuta come intolleranza alimentare dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Si stima che l’enzima lattasi sia carente in più della metà della popolazione mondiale (circa il 70%), tuttavia varia in base all’etnia. Non vi sono particolari differenze di incidenza tra sesso maschile e femminile.

In Europa per esempio la situazione è abbastanza variegata: nell’Europa meridionale i soggetti che presentano tale difetto sono circa il 70%, nell’Europa centrale la percentuale si aggira attorno al 30% mentre l’incidenza percentuale è decisamente minore nell’Europa settentrionale, si attesta infatti attorno al 5%.

Storhaug CL et al. Country, regional, and global estimates for lactose malabsorption in adults: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Gastroenterology & Hepatology, 2017

COS’È L’INTOLLERANZA AL LATTOSIO?

L’intolleranza al lattosio, definita anche ipolattasia, si verifica in caso di mancanza parziale o totale della lattasi, l’enzima in grado di scindere il lattosio nei suoi due zuccheri semplici: glucosio e galattosio.

FORME DI INTOLLERANZA

Intolleranza al lattosio primaria o acquisita (ipolattasia primaria): si sviluppa con l’età adulta e può variare da persona a persona. È una condizione permanente che tende a peggiorare, perché la produzione di lattasi continua a ridursi. È il tipo di intolleranza più diffuso. 

Intolleranza al lattosio secondaria (ipolattasia secondaria): questo tipo di intolleranza al lattosio è provocata da patologie acute o croniche che interessano l’intestino:

– INFEZIONI INTESTINALI
– CELIACHIA
– MORBO DI CROHN
– SINDROME DELL’ INTESTINO IRRITABILE (IBS)

Spesso è transitoria e si risolve con la guarigione della causa scatenante.

Intolleranza al lattosio congenita (ipolattasia congenita): è provocata da una mutazione genetica che rende il neonato incapace di digerire il lattosio sin dalla nascita. È una condizione molto rara.

SINTOMI

• Dolori e crampi addominali
• Meteorismo
• Gonfiore
• Diarrea
• Nausea
• Stanchezza
• Eruzioni cutanee

I segni e i sintomi dell’intolleranza al lattosio si manifestano da 30 minuti a 1-2 ore dopo il consumo di prodotti lattiero- caseari. La severità della sintomatologia dipende dalla quota di lattosio ingerita, dall’attività residua della lattasi e dal tempo di transito a livello dell’intestino tenue

COSA ACCADE NELL'INTESTINO

La lattasi è un enzima localizzato sui microvilli dell’orletto a spazzola dell’intestino tenue, in particolare a livello del duodeno e del digiuno.

La carenza di lattasi determina la presenza di lattosio non digerito e non assorbito nel lume intestinale.
Il lattosio non assorbito richiama acqua nel lume intestinale per effetto osmotico, provocando diarrea osmotica.

Nel colon, il lattosio residuo viene fermentato dal microbiota intestinale con produzione di gas (idrogeno, anidride carbonica e metano) e di metaboliti derivanti dalla sua degradazione in monosaccaridi. Questi processi aumentano ulteriormente il contenuto di liquidi nel lume intestinale.

L’insieme di questi meccanismi fisiopatologici è responsabile della comparsa dei tipici segni e sintomi addominali associati all’intolleranza al lattosio.

Cosa accade se l’intolleranza è continua e trascurata?

Se l’intolleranza è continua o trascurata, la fermentazione può alterare la flora batterica (disbiosi) e indebolire la barriera intestinale ( LEAKY GUT), innescando uno stato infiammatorio cronico.

Alterazioni intestinali: sindrome di LEAKY-GUT

La perdita dell’integrità della barriera intestinale è causata dall’indebolimento delle giunzioni intercellulari (tight junctions), con conseguente aumento della permeabilità della mucosa intestinale al passaggio di molecole e di alimenti parzialmente digeriti.

Questa alterazione, nota come aumentata permeabilità intestinale o “leaky gut syndrome” (LGS), è associata a uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può contribuire al mantenimento e alla progressione di diversi disturbi gastrointestinali.

Intestino normale 

Intestino infiammato

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